Tryouts? Sì o no?

Di cosa parliamo oggi? Dei tryouts, ovvero una sorta di provino che le società americane eseguono ogni anno su atleti nuovi o veterani, per capire se accoglierli in squadra o meno e per decidere in che team smistarli. Hanno senso anche in Italia? Oggi siamo qui per capirlo insieme, analizzando al meglio tutti i pro e contro dei tryouts! Sì o no?

Sì in una società grande e con tanti team

In una grande società che comprende al suo interno più team, i tryouts sono l’ideale per capire in che squadra collocare i propri allievi. Purtroppo questa è una realtà che in Italia è ancora difficile da trovare: sono poche le palestre che possono permettersi di avere più squadre e magari di livelli diversi. Pazienza: tra qualche anno saranno molte di più!

Sì per capire a che livello sono i vari atleti

I tryouts possono essere utili per capire il livello di ogni atleta presente, al fine di cercare di portare tutti i membri ad avere gli stessi skills. Utile per i coach e anche per gli atleti stessi.

Sì per atleti senior

I tryouts creano ansia e competizione e non sono, a nostro avviso, adatti a chi è più piccolino. Ottimi invece per gli atleti senior, in grado di gestire meglio la competizione e di impegnarsi maggiormente negli skills.

Sì per motivare gli atleti a dare il meglio di sé

Ai tryouts si cerca di dare il meglio di sè: possono essere un’importante lezione di vita per far capire quanto sia necessario lavorare e impegnarsi per poter ottenere dei buoni risultati.

Sì per spingere gli atleti ad allenarsi anche durante l’estate

Se già a giugno i coach avvisano gli atleti dell’imminenza dei tryouts, questi saranno motivati ad allenarsi anche durante la pausa estiva. Uno sprono per non mollare e non lasciarsi andare durante i mesi di pausa!

No se la società accetta atleti a prescindere

In Italia solitamente le società sportive accettano atleti solo perché questi si iscrivono di loro volontà. I provini vengono invece giustamente fatti per squadre nazionali o progetti di maggior spessore. Le normali squadre delle asd, quindi, non necessitano di provini per decidere se accogliere o meno gli atleti: sono benvenuti tutti quanti!

No per una società piccola

Come dicevamo prima, i tryouts hanno senso se la società ha più squadre in cui poter collocare i propri atleti. Nel caso delle società piccoline, questo non ha molto senso: il team è uno ed è in quello che andranno, automaticamente, tutti gli atleti.

No nelle squadre junior, cadet, peewee e mini

Per i più piccoli, lo sport dev’essere un divertimento e una passione in primis. Non è bello mettere dei bambini l’uno contro l’altro o far sentire inferiore chi, negli anni della crescita, fa più fatica di altri ad ottenere skills. Insomma: noi sconsigliamo di proporre dei tryouts ai più piccolini. Va bene insegnare la competitività (sana), ma meglio non proporla ad atleti della stessa squadra! Valutare se inserirli in un team o in un altro sarà poi compito dei coach, vedendo i propri allievi in attivo durante gli allenamenti. Molto meglio proporre qualche gioco per testare le abilità dei più piccini nei primi allenamenti della stagione!

No se il coach ha ben chiaro il livello di ogni atleta

Se un allenatore sa già bene quali sono le abilità dei suoi atleti, i tryouts non sono necessari. Insomma: si sa già su cosa lavorare e su cosa spingere durante la stagione!

No per i nuovi arrivati

In Italia è difficile che un nuovo atleta sappia già qualcosa di cheerleading… Può avere abilità nel tumbling, forza o flessibilità, ma questi sono elementi che si possono tranquillamente riconoscere durante gli allenamenti. Meglio non mettere sotto pressione i nuovi arrivati, ma accoglierli in squadra con gioia e amicizia! Il resto si vedrà nel corso dell’allenamento!

Sì per progetti di maggior spessore, come la Nazionale o team misti

Ovviamente i tryouts VANNO fatti per progetti grandi, quali la Nazionale o la creazione di team con atleti provenienti da varie società. In questo caso, i provini sono il minimo sindacale!

 

“No doubt the Universe is unfolding as it should.”

Olga, cheer coach, blogger e social media manager, aspirante scrittrice, studentessa di Editoria e Giornalismo a Verona. Cheerleader dal 2011 su carta, dal 1994 nel cuore.

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