Cheerleading: Sport o tifoseria?

Anche se nasce come attività di supporto a squadre di altri sport, soprattutto in ambito universitario, oggi il cheerleading è a tutti gli effetti uno sport agonistico, che non ha nulla a che vedere con l’agitare pom-pon a bordo campo.

Che le esibizioni come tifoseria siano ancora praticate, è un dato di fatto. In America, le squadre scolastiche si esibiscono alle partite di football e basketball, certamente, ma è bene ricordare che esistono squadre nate appositamente per quello (sidelines team!), così come squadre dedite alla sola competizione tra cheerleaders, anche all’interno della stessa High School o dello stesso College.


In Italia, però, la situazione è diversa. Le squadre legate alle università sono davvero poche e la maggior parte dei club sportivi si prefigura come vera e propria società sportiva All Star, cioé agonistica e improntata alla competizione.
Ciò che crea confusione, a nostro avviso, è la presenza di squadre di “cheerleaders” (spesso solo femminili!) nate come supporto a squadre di football e simili, che non partecipa ad alcun tipo di gare e che quindi si classifica come pura tifoseria. Accompagnamento, intrattenimento, tifo…eppure non sono queste le attività che praticano i cheerleaders, intesi come atleti agonisti. Non sarebbe forse più corretto chiamarsi dance breakets?
Citiamo Wikipedia per spiegare, in breve, la differenza:

“L’atleta che pratica il cheerleading a livello agonistico è detto cheerleader; l’atleta che esegue coreografie prima, durante e dopo le partite di altre squadre è detto dance breakets.”


Quelle che vediamo alle partite, perciò, non sono cheerleaders. Eppure, molte si definiscono ancora così.
Ma vogliamo davvero che la gente continui a vederci come un semplice gruppo di ragazze dal fisico perfetto e i pompon in mano?

 

Nel cheerleading vero non esistono ragazze immagine, divise succinte, coreografie con balletti audaci, né tanto meno casting!!! Al massimo, ci sono le selezioni per la Nazionale…ben altro livello!


Ci lamentiamo di non essere considerati uno sport a tutti gli effetti, ma se siamo i primi a continuare a tifare a bordo campo e a definirci cheerleaders, come possiamo pretendere che la gente capisca?
Quante volte capita di sentirci chiedere “Ma per che squadra tifi?” e dover passare la seguente mezz’ora a spiegare che, no, non siamo uno sport di accompagnamento.
E’ lecito pubblicizzarsi anche con esibizioni e attività che vadano fuori dalle gare federali, ma è anche vero che spesso siamo proprio noi cheerleaders a fornire un’immagine sbagliata di noi stessi, ricadendo nei soliti cliché dei film americani più stupidi.

 

 

Si è mai visto un team di giocatori di calcio che affianca una squadra di basket, incitando i cestisti a dare il meglio?
Certo, il supporto tra sport diversi è bello e apprezzabile, ma non quando danneggia un’immagine così difficile da costruire come lo è stata e lo è ancora per il cheerleading.

Il vero cheerleading è uno sport, difficile e impegnativo come tanti altri.

Il vero cheerleading è fatto di ore e ore passate in palestra, tra sacrifici, sangue, sudore e lacrime. Il vero cheerleading non è fatto di ragazze appariscenti, ma di atleti, maschi e femmine, che fanno della loro passione il loro stile di vita. Competizione, allenamento, fatica…

Vogliamo davvero sentirci addosso l’immagine della “ragazza pom pon” per tutta la vita? Che sia giunta l’ora di smettere di proporci come sport di supporto, e di concentrarci solo sulle competizioni?

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