SOS mental blocks

Capitano a chiunque, anche ai migliori. I blocchi mentali mettono in panchina atleti di ogni livello, abilità ed età. Oggi vediamo insieme cosa sono e come possiamo affrontarli e superarli, in questo articolo SOS: mental blocks!

Cos’è un “blocco mentale”?

Un blocco mentale è, in breve, la paura di affrontare un elemento sportivo (nel nostro caso!), a seguito di un incidente avvenuto a noi o ad un compagno di squadra.
Capiamoci: un po’ di paura è un sentimento normale. Nei blocchi mentali, invece, si arriva ad avere una vera e propria ansia nell’affrontare ciò che ci spaventa. Si può sfociare in attacchi di panico o mental breaks. Insomma: i blocchi mentali possono accadere a chiunque, in qualunque momento della propria carriera sportiva, in elementi che già si sanno fare e, soprattutto, in modo a volte inspiegabile.
Vanno accettati così come si presentano e affrontati con pazienza e concedendosi tempo.

Come affrontare i mental blocks nel tumbling

I blocchi mentali che riguardano il tumbling sono sicuramente i più comuni. Fare acrobazie di ogni tipo, contando solo sulle nostre forze e capacità, può essere difficile e pericoloso.
E’ importante innanzitutto comprendere cosa ci spaventa: ci siamo fatti male? Abbiamo assistito a qualche infortunio altrui? Oppure semplicemente pensiamo troppo a cosa potrebbe andare storto?

Back to basics

Nei primi due casi, dobbiamo darci tempo e razionalizzare la cosa: nello sport è normale avere degli incidenti. Una volta guariti, però, si può riprendere l’allenamento e puntare a tornare al livello in cui ci eravamo fermati. Come? Ripartendo con calma dagli esercizi basilari. Dalla capovolta avanti fino alla rondata, dalla rovesciata al doppio flick…prendiamoci il nostro tempo, ascoltando il nostro corpo. E’ importante riacquistare fiducia in esso, eseguendo elementi che ci trasmettono tranquillità: anche un allenamento di sole ruote può aiutarci a capire che abbiamo tutti gli elementi fisici necessari ad affrontare skills più difficili. Ripetizioni a manetta e in poco tempo riusciremo a superare i limiti che abbiamo deciso di porci!
Andare per gradi è sempre utile, per migliorarsi e per affrontare tutte le nostre paure.

Chiedere aiuto

E se siamo noi e i nostri pensieri a causarci ansia? Chiediamo aiuto al nostro coach! Saprà darci tutte le indicazioni per riuscire a svolgere un esercizio senza farci male. Chiediamo assistenza, o materassi adatti al tipo di acrobazia che vorremmo eseguire. Una volta imparata al meglio, iniziamo a togliere un materasso, a chiedere che il coach sia presente, ma che non ci aiuti…insomma: un passo alla volta, cerchiamo di apprendere la tecnica giusta che ci permetta di acquisire sicurezza in noi stessi!

Osservare per migliorare

Dai semplici video su Youtube e Instagram, fino al guardare dal vivo gli atleti che più ammiriamo: osservare le tecniche altrui è un buon modo per comprendere come migliorare il nostro tumbling, al fine di evitare incidenti. Osserviamo, apprendiamo, chiediamo consigli e spiegazioni: razionalizzare ciò che ci spaventa ci aiuta ad affrontarlo!

Extra tips: smettere di pensare!

Il pensiero può essere un alleato…o un acerrimo nemico! Riflettere e rimuginare troppo su ciò che ci rende insicuri è una grande arma contro noi stessi. Dobbiamo imparare a spegnere per qualche secondo il nostro cervello, a cercare la concentrazione solo su ciò che è davvero importante. Pensiamo a come dobbiamo posizionare le mani nella rondata, invece di rimuginare su come potremmo slogarci una caviglia atterrando male! Insomma: impariamo a canalizzare il pensiero verso ciò che ci è utile!

Coach side

Molto spesso, purtroppo, sono gli stessi allenatori a instillare paure nei loro atleti. Insegnare troppi elementi troppo velocemente, senza fornire il tempo necessario agli atleti per imparare grado per grado, pretendere troppo, sgridare invece di incoraggiare e non trasmettere fiducia: sono questi gli elementi negativi nell’insegnamento di uno skill.

Come aiutare i propri allievi

In primis, è importante guidare l’allievo nel recupero della fiducia: se il nostro atleta non vuole superare il blocco, allora avremo ben poche speranze di farlo noi al posto suo! Il dialogo, l’incoraggiamento e la fiducia sono sempre la base di un miglioramento!

Aiutare l’atleta con assistenze esterne e spiegare la giusta tecnica, invitando ad andare per gradi, dalla preparazione atletica ai propedeutici: questa è la seconda parte del lavoro del coach.

Infine, incoraggiare l’atleta e gioire dei piccoli miglioramenti, per spingerlo ad affrontare le sue paure (il più delle volte immotivate!) e a superarle. Un sorriso, una parola gentile, una correzione fatta nel modo giusto: a volte basta davvero poco per aiutare qualcuno!

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