Male Cheerleaders: il cheerleading dal punto di vista dei ragazzi

Il nostro sport, anche se poco alla volta, si sta fortunatamente staccando dal pregiudizio “il cheerleading è solo per le femmine”. In realtà, la nostra disciplina inizialmente era praticata da soli uomini e solo in un secondo momento le donne poterono parteciparvi.
Abbiamo deciso di intervistare alcuni atleti italiani per conoscere i loro punti di vista. Continuate a leggere l’articolo per scoprirli, sono molto interessanti e per nulla scontati!

Come sei entrato in contatto con il mondo del cheerleading?

Andrea: Ho conosciuto il cheerleading tre mesi prima di partecipare ai Nazionali di Biella 2017 grazie ai miei fantastici allenatori che sono venuti a presentare la disciplina nel nostro liceo. Ci tengo davvero a ringraziarli per tutta la loro passione e la pazienza che dimostrano nell’allenarci!
Simone: La prima volta che ho provato a fare cheerleading è stato per il festival studentesco, una manifestazione della provincia di Bolzano.
Luca: Il mio primo contatto con il cheerleading è avvenuto 7 anni fa grazie ad una mia cara amica che aveva iniziato questo sport e che me lo ha fatto conoscere.
Matteo: Ho conosciuto il cheerleading grazie ad un progetto che coinvolgeva il parkour.
Arturo: Ho praticato fin da piccolo ginnastica artistica a livello agonistico, nello stesso orario in cui si allena tuttora la mia squadra. Sono sempre rimasto affascinato da quel mondo che sembrava così simile al mio. Mi fu chiesto di migliorare la parte acrobatica del settore cheerleading e una volta che l’ho provato mi sono appassionato!
Nicolas: Ho conosciuto il cheerleading tramite la mia società di ginnastica artistica che ha avviato i corsi anche per questa disciplina.

Preferisci il partner o il group stunt?

Luca: Credo che entrambi siano emozionanti perché in entrambi lavori con più persone. Forse pero’ nel partner il legame che si instaura tra base e flyer è molto più forte e quindi più bello.
Simone: Direi group stunt, ma solo perché ancora nel partner non sono bravissimo!
Andrea: Come gran parte dei ragazzi preferisco decisamente il partner stunt, nonostante anche il group stunt dia moltissime soddisfazioni. Lo preferisco per lo squisito rapporto di reciproca fiducia che si instaura tra partners.
Nicolas: Per il momento preferisco il group stunt, perché non sono molto bravo nel partner anche se mi piacerebbe un sacco saperlo fare bene!
Matteo: Mi danno molte soddisfazioni entrambi ma forse preferisco il partner, perché mi fa provare un sacco di emozioni.
Arturo: Essendo un uomo, come penso tutti i cheerboys, ritengo il partner stunt molto più soddisfacente a livello personale.

Hai incontrato delle difficoltà ad integrarti in una squadra composta da molte ragazze?

Simone: Per niente! Anzi devo dire che è stato quasi meglio, perchè mi sono sentito un po’ un punto di riferimento per tutto il team.
Matteo: Assolutamente no! Non ho trovato nessuna difficoltà, anche grazie al fatto che la mia squadra è molto unita!
Arturo: Non ho trovato difficoltà anche perchè provengo dalla ginnastica artistica e ho allenato sia il settore femminile che maschile. Inoltre, la mia squadra è composta principalmente da ragazzi, quindi per me è stato molto facile.
Andrea: Difficoltà no. Semplicemente durante i primi allenamenti, venendo da uno sport (nel mio caso la pallacanestro) in cui si è sempre divisi per genere, era un po’ strano trovarsi a stretto contatto durante uno stunt, nelle pause o in spogliatoio. Adesso non ci faccio nemmeno più caso.
Nicolas: No nessun problema! Sono cresciuto nel mondo della ginnastica artistica circondato da ragazze ed essendo gay mi trovo più a mio agio!
Luca: Non ho mai avuto problemi a relazionarmi anche perchè mi piace tanto stare a contatto con la gente e ho sempre ritrovato dei grandi riscontri positivi con le persone.

Pensi che essere un cheer-boy voglia dire avere più responsabilità?

Luca: Credo che non si possa parlare di singolarità nel nostro sport. Tutti sono importanti e ognuno ha un ruolo ben preciso, ed è così che la squadra si trasforma in una seconda famiglia. Almeno questo è quello che succede nel mio team, siamo davvero molto uniti, sia maschi che femmine. Tutti i membri devono essere uniti per raggiungere un obiettivo ben preciso, quindi secondo me la quantità di responsabilità è perfettamente divisa tra tutti i cheerleaders, maschi o femmine che siano.
Simone: Più a livello morale che altro, spesso tocca a noi dare la carica e incoraggiare tutto il gruppo, ma lo facciamo volentieri!
Arturo: Sì, in quanto essendo una minoranza noi cheerboys in Italia abbiamo il compito di rappresentare il lato maschile del nostro sport, anche per eliminare qualsiasi pregiudizio che si cela dietro alla figura del “cheerleader uomo”. Inoltre, la mia responsabilità non si ferma a quella di atleta, perchè nella mia squadra ho anche il ruolo di coach.
Andrea: In base alla mia esperienza personale direi di sì, un po’ perchè nei group stunt occupiamo principalmente il ruolo di spotter, di conseguenza siamo un po’ noi gli “addetti alla sicurezza” della nostra flyer. Inoltre, con la presenza di un ragazzo nello stunt, si può osare qualche stunt più difficile in totale sicurezza.
Nicolas: Sicuramente dagli uomini ci si aspetta di più a livello di prestazione sportiva, ma la responsabilità è uguale secondo me!
Matteo: Secondo me no, in uno sport di squadra tutti i membri hanno le stesse responsabilità, a prescindere dal genere.

In futuro pensi sia possibile e vorresti una squadra all-boys?

Arturo: Non penso che in un futuro prossimo sia possibile avere una squadra all-boys. Anche se potrebbe essere altrettanto performante, ritengo che la presenza di una figura femminile in squadra sia sempre un valore aggiunto dal punto di vista estetico e dello spettacolo.
Nicolas: Mi piacerebbe tantissimo! Anche perchè in questo modo potrei avere qualche possibilità di avere il ruolo di flyer!
Matteo: Sarebbe una nuova esperienza e quindi mi piacerebbe, ma credo che preferirei una squadra con le ragazze.
Andrea: Credo che in un futuro sia possibile e ne sono prova tutti quei ragazzi che riescono ad essere anche dei flyer eccezionali! Tuttavia, per gusto personale, a pari abilità trovo più elegante vedere una ragazza in aria.
Simone: Penso sia possibile, ma credo anche che la differenza tra una flyer e un flyer a livello di resa possa essere molta.
Luca: Non so cosa succederà in futuro, ma penso che qualsiasi cosa accada rimarrò sempre a contatto con questo sport. Poco importa il genere dei team members!

Hai notato delle differenze sul modo di reagire o di comportarsi dei cheer boys rispetto alle cheerleaders femmine?

Simone: Dipende dagli aspetti, spesso le ragazze sono più ansiose e preoccupate, mentre i ragazzi tendono a nascondere di più le preoccupazioni e i timori per il bene del gruppo.
Andrea: Una delle poche differenze che ho notato è la maggior spavalderia dei cheerboys rispetto alle ragazze nel provare elementi nuovi. Sinceramente ritengo che le differenze più grandi si notino non tra maschi e femmine ma tra chi in passato ha praticato sport agonistici a livelli elevati e chi no.
Nicolas: I cheerboys sono sicuramente più impulsivi e diretti, le femmine in generale sono più precise e calcolatrici, a volte anche con doppie facce!
Arturo: Secondo me le differenze dovute al comportamento degli atleti non dipendono tanto dal genere di appartenenza, quanto al carattere dei singoli.
Luca: No, credo che ognuno di noi abbia il proprio modo di esprimersi e il proprio carattere, e penso che sia giusto così. Non a caso si dice che il mondo è bello perché è vario!
Matteo: Per quanto riguarda la mia esperienza personale, assolutamente no.

Credi che in gare o eventi ci sia più solidarietà o rivalità tra boys di squadre diverse?

Andrea: Tralasciando l’agonismo e il voler fare bene, credo ci sia principalmente solidarietà. Un po’ perchè è sbagliato sperare che qualche elemento non riesca ad una squadra avversaria, ma soprattutto perchè la vittoria più meritata è quella ottenuta per la complessità della routine e per la pulizia nell’esecuzione, non per gli errori delle altre squadre. La solidarietà tra cheerboys e in generale tra cheerleaders avversari è sicuramente una delle peculiarità che mi hanno fatto più innamorare di questo magnifico sport.
Matteo: Alle competizioni a cui ho partecipato ho notato moltissima solidarietà tra i cheerboys e credo sia una cosa molto positiva per il nostro sport!
Nicolas: Credo solidarietà, ovviamente un po’ di rivalità ci deve essere trattandosi di competizioni, ma si tratta sempre di una rivalità sana, che permette di farti crescere perché vuoi arrivare ad essere migliore degli altri!
Luca: Credo che la situazione non sia molto diversa da quella che si crea tra cheerleaders femmine. Un po’ di rivalità c’è sempre, ma non bisogna dimenticare il vero significato del cheerleading, ossia dare spettacolo e stringere legami solidi nel tempo.
Simone: Assolutamente solidarietà! Proprio agli scorsi Nazionali un mio compagno di squadra ha ricevuto i complimenti da un cheerboy di livello più alto, è un bel rapporto.
Arturo: La rivalità è chiaramente presente all’interno delle competizioni, ma non con un’accezione negativa. Si tratta insomma di una sana competizione. Tra i cheerboys generalmente c’è molta solidarietà, ammirazione reciproca e rispetto.

Ringraziamo i cheer-boys intervistati, sono stati tutti davvero molto disponibili!
Vi lasciamo in fondo all’articolo i link ai loro profili social e speriamo che in futuro possano non ritenersi una minoranza del mondo del cheerleading, nel frattempo aspettiamo le vostre opinioni!

Cheerboys intervistati

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