Coach Interview… Elisabetta Marchesini!

L’articolo di oggi è un vero e proprio special, tutto a tema coach! Abbiamo avuto l’opportunità e il piacere immenso di intervistare una tra le migliori allenatrici italiane: Elisabetta Marchesini! Direttamente dalla bella Verona, Elisabetta allena alcune tra le squadre più in vista d’Italia, tra cui la Nazionale. Oggi è qui con noi per svelarci qualche importante trucchetto! Scopriamo di più nella nostra coach interview!

Da quanti anni sei allenatrice?

Sono allenatrice di cheerleading dal 2013, di ginnastica artistica dal 2008.

Come sei diventata allenatrice? Quanti corsi di aggiornamento segui, in media, in un anno?

Allenavo ginnastica artistica da 4 anni quando il presidente di Gemini mi ha contattata per chiedermi di preparare nell’acrobatica le, all’epoca, “Gemini Cheers”. Ho iniziato seguendole un allenamento alla settimana, preparandole sulla base dell’acrobatica a partire da capovolte e ruote. Inizialmente non sapevo proprio cosa fosse questo cheerleading, ma l’idea mi è piaciuta: in pochissimo tempo mi sono appassionata e, in altrettanto poco tempo, ho seguito tutti i corsi possibili per conoscerne i molteplici aspetti. Sono partita come tutti dal corso base, proseguendo poi nella formazione anche come giudice.

Io credo fortemente nel valore della formazione continua, del continuo aggiornamento (e chi mi segue, come ad esempio i miei atleti che stanno intraprendendo il percorso come allenatori, sa bene quanto io insista sull’importanza di aggiornarsi continuamente e di investire sulla propria formazione). Proprio per questo cerco di crearmi moltissime occasioni per poter imparare: sono fortemente convinta che da TUTTI si possa imparare qualcosa. Faccio in modo dunque di organizzare camp ed allenamenti sia con istruttori qualificati a livello internazionale, ma anche allenamenti collegiali con i miei colleghi italiani; faccio in modo di portare i miei atleti a camp organizzati in giro per l’Italia ed all’estero come occasione di crescita per loro e per me; quando ne ho la possibilità vado personalmente a seguire squadre, come ad esempio nel 2016 sono stata con degli amici in California a seguire le squadre del Mt. San Antonio College allenate da Smiley. Insomma: sono convinta che dal confronto, con chiunque, più o meno esperto non importa, non può che nascere qualcosa di buono, sempre.
Il mio obiettivo è quello di seguire ogni anno almeno 2/3 corsi di formazione, come coach o come giudice.

Quante squadre alleni e hai allenato?

Attualmente alleno 5 squadre di cheerleading: i Lions (Junior coed e Senior coed) e le Phoenix (peewee, junior e senior All Girl).

Sei allenatrice solo di cheerleading o hai esperienza anche in altri sport?

Sono allenatrice principalmente di ginnastica artistica.

Parlaci della tua esperienza come atleta: come hai iniziato, che ruoli hai avuto, come hai scoperto il cheerleading e lo sport in generale?

Sfortunatamente non sono mai stata un’atleta di cheerleading, prima di allenarlo.. lo sono stata poi!
Ho iniziato ad allenare il cheerleading da adulta, senza esserne mai stata atleta, ma essendo molto simile alla ginnastica come preparazione fisica sono riuscita subito facilmente ad inserirmi e grazie ai corsi e alla mia infinita curiosità ho imparato davvero molto in fretta. Ci sono state occasioni, poi, in cui le mie squadre hanno avuto bisogno di sostituzioni e così mi sono inserita: la preparazione datami da 15 anni di ginnastica e la teoria del cheerleading perfettamente stampata nella mia mente mi hanno permesso di non avere difficoltà, così ho gareggiato come atleta (base), in sostituzione di atleti assenti, in un group stunt all girl in Cina 2015, agli europei di Praga 2017 ed agli europei di Helsinki 2018.
Negli anni ho comunque cercato di imparare quello che fa un’atleta: con i miei ragazzi infatti ho affrontato molti allenamenti sia come base che come flyer appunto per imparare anche “dal loro punto di vista” e per avere un’esperienza diretta da trasmettere loro.

Pensi che per un buon coach sia fondamentale l’esperienza da atleta o si può essere ottimi insegnanti anche se non si possiedono tutti gli elementi? Credi che però si dovrebbero distinguere le due cose? Un coach dovrebbe limitarsi a essere un allenatore per poter dirigere e correggere al meglio, o credi che non sia un problema allenare e allenarsi in contemporanea?

Nella mia posizione non posso dire altro che, per essere coach, non è fondamentale la pregressa esperienza da atleta. Chiaro che sicuramente è utile, ma non fondamentale. Questo non significa che io mi ritenga un “buon coach”, ma posso solo dire che finora sono sempre riuscita a trasmettere ai miei atleti tecniche e consigli pur non avendo magari mai fatto quegli specifici elementi in una gara, ma applicando tecnica di base, esperienza e buon senso si può lavorare comunque molto bene. Personalmente ritengo che ci siano molte altre qualità fondamentali, per essere un buon coach. Penso anche però che per essere un bravo coach si debba avere la voglia di mettersi in gioco, di provare, e sicuramente anche l’esperienza come atleta in uno sport molto simile come la ginnastica.

Per come sono fatta io, non riuscirei ad essere atleta nella squadra che alleno: l’ho fatto in eventi sporadici e in condizioni di “urgenza” ma non è stato facile. Non dico che non si possa essere atleti e coach contemporaneamente, perché ho amici che lo fanno e vi riescono anche molto bene, ma per me è impossibile. Tutto quello che faccio, lo faccio dando il 100%: cercherei di coinvolgere appieno me stessa e i miei compagni di squadra perché so che una buona squadra di cheerleading dovrebbe funzionare in questo modo, cercherei di creare rapporti positivi all’interno del team, e andrei così a rompere gli equilibri atleta-coach che invece sono fondamentali per continuare ad allenare ed essere riconosciuti come autorità. Partecipando ai due europei ho dovuto stare molto attenta a questo aspetto.

Quanto, secondo te, sono importanti i corsi di aggiornamento per un coach?

Come già anticipato, per me sono fondamentali. Mi danno i giusti stimoli per continuare e per crescere, mi fanno tornare in palestra grintosa e con voglia di provare cose nuove. Cerco sempre di seguirne il più possibile, anche corsi che ho già seguito (sì, vero, sostenendo anche esami già fatti e superati, giusto per mettermi alla prova di nuovo).

Consigliaci 3 esercizi di potenziamento che secondo te sono fondamentali in una squadra senior.

Aaallora, i miei ragazzi leggendo questa risposta rideranno.
Per le basi io amo far fare loro squat alla spalliera, con un compagno in piedi sulle spalle.. e, attenzione, che non sia una flyer, ma una base in posizione di shoulder stand. Divido le basi dalle flyer, chiedo alle basi di formare delle coppie di simile fisicità e li mando alla spalliera. Lì, chi sta sopra ovviamente un po’ di peso lo poggia alla spalliera, reggendosi: e via di squat e salite sugli avampiedi. Tre serie, con ripetizioni decrescenti (il primo giro ad esempio 20 squat + 20 avampiedi su e giù + 10 secondi tengo sugli avampiedi, il secondo 15 + 7 secondi, il terzo 10 + 5 secondi). Il tutto sottolineando sempre quanto a me serva che loro sviluppino la “forza esplosiva” ovvero la capacità di produrre elevati gradienti di forza nel minor tempo possibile, quindi faccio tutto questo allenamento utiizzando sempre gli 8 counts, premendo sul doppio conteggio per il dip e sul conteggio singolo per “esplodere”: un bello squat 1-2 e poi distensione veloce al 3…

Per le flyer invece sono particolarmente affezionata agli elastici di Decathlon (elastiband) e alle cavigliere da 1kg, nelle palestre in cui le ho. Faccio fare alle flyer la preparazione per le body position con elastico e/o cavigliere. Dunque slanci avanti con la gamba tesa e poi tenuta della gamba tesa avanti (anche con schiena appoggiata al muro), allo stesso modo slanci dietro sia in piedi per l’arabesque sia a terra in quadrupedia.

Un altro potenziamento a cui sono particolarmente dedita è tutto ciò che riguarda la verticale che, secondo me, è la figura fondamentale da sviluppare nel cheerleading, non solo per il tumbling ma anche e soprattutto per la posizione di basi e flyer (per la posizione della schiena, l’apertura della spalla, del bacino…). Dunque faccio lavorare i ragazzi molto sulle verticali: verticale al muro, verticale al muro che cammina di lato, verticale al muro che ruota di 360 gradi mantenendo le punte appoggiate, verticale libera con solo l’aiuto dei polsi/avambracci appoggiati (magari ad una pedana o ad un materasso), verticale a coppie nella quale chi tiene inserisce la mano tesa in mezzo ai piedi di chi fa la verticale e questo deve mantenere la posizione solo stringendo con i piedi la mano del compagno, esercizi sempre a coppie in verticale (flessioni, tocco spalla con la mano opposta, tocco il fianco con il braccio teso…). Faccio spesso fare tutto in 3 serie da ripetizioni decrescenti.

Come si svolge solitamente un allenamento?

Cambio il programma dei miei allenamenti in base al periodo della stagione sportiva: inizio stagione/apertura dei corsi (e quindi periodo in cui arrivano nuovi atleti), preparazione fisica di inizio stagione, pre gara, post gara.. ora, essendo ad inizio stagione, i miei allenamenti si suddividono in una parte iniziale di riscaldamento cardio (per peewee e junior più articolato in giochi di vario tipo) – potenziamento che può essere sotto forma di circuito a stazione miste (spesso diversificato tra basi e flyer) oppure tutti insieme utilizzando gli 8 counts – stretching generale – stunt/piramidi/basket/tumbling – e, quando non mi faccio prendere dall’entusiasmo e dalla voglia di provare mille cose, stretching alla fine.. ma capita che a volte mi passi l’orario e non riesca a farlo, mea culpa

Il lavoro “a casa” per preparare allenamenti e coreografie ti occupa molto tempo? Credi che i tuoi allievi e, in generale, le persone esterne al nostro sport, comprendano appieno tutto il lavoro che sta dietro alla creazione di una routine?

Sì, decisamente molto tempo. Purtroppo/per fortuna sono una persona organizzatissima e quadratissima: questo mi porta a preparare ogni allenamento suddividendo gli orari sulla base del lavoro, formare già i gruppi per ogni cosa e spesso mi preparo anche un piano B nel caso l’A non avesse funzionato come immaginavo. Questo mi permette d’essere tranquilla e preparata, ma mi occupa davvero molto tempo. Credo che solo chi fa questo lavoro possa capire questo aspetto.. vero anche che comunque non siamo tutti uguali, ci sono allenatori a cui serve meno tempo per preparare un allenamento. Se perdo così tanto tempo per un singolo allenamento, immaginate per inventare un’intera coreografia….. sicuramente è una cosa su cui devo lavorare, sono certa che maturando sempre più esperienza il processo poi si velocizzi.

Dai più piccini ai più grandi: l’allenamento cambia in base all’età degli atleti? Se sì, in cosa?

Non voglio parlare in senso assoluto e dire “si deve fare così o cosà”: su tutto ciò che riguarda l’allenamento ci sono innumerevoli metodologie e correnti di pensiero. Io non sono nessuno per dire in senso assoluto cosa si debba fare o meno, dirò solo il mio pensiero.
I miei allenamenti cambiano in base all’età degli atleti. Cambia sicuramente l’approccio: più giocoso e leggero l’allenamento dei più piccoli, ma comunque con il filo conduttore della disciplina. Con i bambini parlo molto, voglio spiegare loro PERCHE’ facciamo certe cose e a che cosa servono, voglio che dopo la spiegazione siano loro a voler fare bene un esercizio senza che io glielo chieda. Con le squadre junior invece il clima è un po’ più serio ed impegnativo, ma non troppo: il momento gioco (ovviamente tarato per l’età adolescenziale) c’è sempre. In base all’età degli atleti cambiano anche gli esercizi stessi e le diverse capacità che voglio andare a sviluppare.

Potenziamento ai bambini: sì o no? Quali esercizi sono i più indicati secondo la tua esperienza?

Anche qui: la mia risposta non è CIO’ CHE è GIUSTO FARE, ma è solo ciò che io penso e ho potuto elaborare in base alla mia (giovane) esperienza. Bisognerebbe specificare: potenziamento di cosa? Io, personalmente, non punto ad allenare la forza nei bambini (e con bambini intendo l’età pre adolescenziale, fino alle scuole elementari per capirci), punto ad allenare tutto ciò che può essergli utile come base per lavorare al meglio: coordinazione, equilibrio, velocità, capacità motorie di base utilizzando molti attrezzi per stimolarne l’attenzione e sempre tutto a carico naturale.

Giochi di squadra e team bonding: pensi che sia importante per un coach cercare di creare unione nella propria squadra? Utilizzi esercizi e giochi in particolare per creare questo sentimento?

Sì, in una squadra di cheerleading è fondamentale. Faccio fare giochi a tutte le fasce d’età, peewee e junior spesso, senior un po’ meno ma comunque qualcuno ne fanno. Più crescono e più lavoro sul far loro esternare emozioni e sentimenti tramite attività di gruppo, più che sul gioco vero e proprio

Secondo te è più importante che un atleta sia in grado di fare più ruoli nello stunting o preferisci che ci si focalizzi su un ruolo in particolare?

Se stiamo parlando di base/flyer preferisco che si focalizzino su solo uno tra i due; ma tra basi punto ad allenare sia la capacità di essere side che essere main, se le altezze lo consentono anche backspot. La versatilità nell’essere base è decisamente un punto di forza.

Gare. Un allenatore vive il momento della gara in modo diverso dai suoi atleti. Tu hai esperienza in entrambi i campi, da atleta e da coach. Quale situazione, secondo te, è la più bella da vivere?

Credo dipenda molto dal carattere di una persona. Per me l’emozione da coach è impareggiabile. Il percorso che ti porta dall’insegnare ad un atleta le tecniche più semplici al vederlo gareggiare sulla pedana con sicurezza ed orgoglio è lungo, tortuoso e difficile, ma la sensazione al termine di una routine in cui ognuno di loro ha raggiunto gli obiettivi che si era posto e sai di averli aiutati a farlo.. beh, non si può spiegare a parole. E infatti non ce la faccio mai.. piango sempre!

Comprendere i propri atleti anche a livello emotivo è importante per un coach? Cerchi di avere con i tuoi allievi un rapporto che sia anche di amicizia e sostegno?

Un allenatore deve essere prima di tutto psicologo 😂 Secondo me è fondamentale comprendere i miei atleti, soprattutto comprendere che non sono tutti uguali e che non hanno tutti le stesse esigenze. Cerco di avere con i miei atleti un rapporto di sostegno sì, ma “amicizia” non credo sia il termine corretto. Cerco di far loro capire che ci sono sempre, che ascolto tutti ma allo stesso tempo non devono approfittarsi di questo. Anche qui, comunque, il rapporto cambia in base all’età degli atleti e con la loro crescita si evolve anche il rapporto.

E’ utile, in caso di problemi all’interno della squadra, discuterne con gli atleti per trovare insieme una soluzione? O preferisci lasciarti guidare dalla tua singola esperienza per risolvere le problematiche?

Dipende dal tipo di problema e dal loro atteggiamento nei confronti dello stesso: se vedo che sono rispettosi e vogliosi di risolvere il problema per il bene della squadra allora ne parlo con tutti o, più spesso, lascio che siano loro a parlarne ed io guido solamente la conversazione. Se invece la situazione sfocia nella mancanza di rispetto nei miei confronti o nei confronti di un membro della squadra allora prendo la decisione di pugno senza dar loro la possibilità di replicare.

Cosa non tolleri nell’atteggiamento di un atleta (es. assenze, mancanza di impegno, cattivo comportamento)?

Dire di “non tollerare” è esagerato, ma sì, posso dire che non mi piace il non assumersi le responsabilità, nel senso più ampio si possa avere. In generale, ed è una filosofia che applico anch’io in primis in tutto, non mi piacciono le scuse. Credo che ognuno di noi dovrebbe auto imporsi di non darsi delle scuse, di non accettarle da se stessi. “Non mi è venuto bene”, “non era preciso”, “eh vabbè non eravamo sincronizzati” “oggi non è giornata”… aggiungerci sempre un assunzione di responsabilità aiuta ad evitare questo cose in futuro “Non mi è venuto bene perché lo so fare ma non mi sono concentrato abbastanza”, “oggi non è giornata perché io ho deciso di continuare a pensare ai miei problemi, se magari iniziassi a pensare alle cose positive diventerebbe una giornata sì”.

Nazionale: parlaci della tua esperienza, a livello emotivo e pratico.

Ho allenato la nazionale per due stagioni sportive consecutive, con differenti programmi, uno finalizzato alla partecipazione ad una gara a Barcellona e l’altro finalizzato al mondiale. Allenare la Nazionale è stata una grande sfida che mi ha permesso di crescere molto in aspetti dove pensavo di non essere molto ferrata. Allenare una Nazionale significa allenare gli atleti tecnicamente più preparati, dunque gli insegnamenti tecnici non sono così numerosi come nell’allenare una squadra di club, ma si tratta di dare i giusti consigli che permettano di rendere migliore un esercizio che già di per sé è buono.

Tutto questo però dev’essere fatto mantenendo un equilibrio sottile: quello del rispetto nei confronti delle tecniche trasmesse nelle società sportive di appartenenza che a volte erano diametralmente opposte dalle mie. Lavorare con atleti provenienti da una decina di realtà sportive diverse significa trasmettere il messaggio che la mia tecnica non è l’unica, ma che è solo un’altra tecnica che io ho deciso di seguire per la Nazionale, significa non sminuire mai i rispettivi allenatori, significa sottolineare l’importanza della presenza degli atleti nelle rispettive squadre e non solo in Nazionale. Ogni raduno per me è stato stimolante e divertente, ma anche stressante fisicamente e mentalmente.

La combinazione di queste sensazioni ti porta a vivere intensamente tutto il percorso, ed alla fine vedendo gareggiare le tue ragazze sulla pedana dei mondiali non puoi fare altro che esplodere in lacrime di gioia ma anche di nostalgia perché sai che il percorso, con quella specifica squadra, è giunto al termine.

Meglio allenare la Nazionale o la propria squadra? In cosa variano gli allenamenti?

Sono due cose diverse. Nella mia squadra devo costruire da zero tutto: tecnica, comportamento e spirito di squadra; con una Nazionale la tecnica di base c’è già, si deve fare un lavoro per rifinirlo, aumentare un po’ il livello e renderlo omogeneo, ma soprattutto si deve lavorare sul creare una squadra unita e sul preparare psicologicamente gli atleti ad affrontare un percorso così intenso e difficile. Proprio essendo diversi percorsi li amo entrambi.

Un coach da solo basta o secondo te è più produttiva un’equipe di allenatori?

Sicuramente un’equipe di allenatori, uniti e coordinati da un responsabile, è decisamente la soluzione migliore per preparare una squadra a 360 gradi.

La più grande difficoltà dell’essere coach.

Per me, la più grande difficoltà è far sì che i miei atleti capiscano che dietro ad ogni esercizio c’è un motivo preciso per il quale lo facciamo. Faccio fatica a far passare il messaggio “trust the process”. Soprattutto negli adolescenti/adulti che vorrebbero fare subito gli esercizi difficili che vedono sui social.. chiaro, con il passare del tempo e delle prestazioni che li porto ad avere in gara, mi rendo conto che questo stia migliorando ma non è così scontato.

La più grande soddisfazione dell’essere coach.

La routine che tanto agitava tutti i membri della squadra, così piena di quegli esercizi difficili che ognuno di loro aveva come obiettivo dal primo giorno di allenamento, tenendo bene a mente da dove ognuno di loro fosse partito e dove è arrivato con tanto impegno, conclusa con entusiasmo, grinta e in modo così “clean”.. questa è la soddisfazione più grande. Vedere i miei atleti pieni di gioia al termine della routine, che sia di una gara, di un saggio o di un’esibizione qualsiasi, non ha prezzo.

Un consiglio agli altri coach italiani.

Uhm, questa è una bella domanda. Vorrei dare un consiglio fuori dalle righe, che forse può sembrare scontato ma che secondo me potrebbe aiutare a far crescere il livello del cheer italiano: non abbiate fretta! Non bruciate le tappe! Coaches, ogni livello è bellissimo ed ha una miriade di elementi da poter sviluppare al suo interno (livello 1, livello 2, livello 3..). Sono pensati come livelli di apprendimento, se approfondite cosa è concesso in ogni livello potrete dare delle basi solide ai vostri atleti, senza spingerli direttamente al livello 5 perché è figo (è ovviamente un esempio esagerato). Sono d’accordo sia figo, ma vi assicuro che se allenerete i vostri atleti, fin da piccoli, a svolgere (quasi) al 100% le tecniche che in ogni livello sono previste, arriveranno poi ai livelli più alti che saranno delle bombe.

Salutaci con la tua frase motivazionale preferita.

Non si può probabilmente considerare una frase motivazione per il cheerleading, ma è sicuramente la mia frase, quella che almeno una volta al giorno mi ripeto:
“Un uccellino appoggiato su un ramo non teme che esso si spezzi, perché non ripone la sua fiducia nel ramo, ma nella forza delle sue ali”.


Correte a seguire Elisabetta su instagram, dove la trovate come @coach.ellie

Noi di Cheerlitaly.com ci teniamo a ringraziare tantissimo Elisabetta, per la disponibilità e le gentilezza, ma soprattutto per l’affetto che ha sempre riservato a noi e al nostro lavoro. Grazie infinite!

Lascia un commento