Cheer Stories

Cheer Story #1: HALLOWEEN SPECIAL

Era una notte buia e tempestosa, quella che Giulia e i suoi compagni di squadra stavano per passare chiusi in palestra. No, non era un semplice allenamento in notturna: i coach infatti avevano deciso di organizzare un pigiama party proprio la sera di Halloween per incrementare il legame e l’unione dei ragazzi del Team Thunders.
“Come se dormire insieme bastasse!”, aveva pensato la ragazza, non appena gli allenatori avevano annunciato con entusiasmo il loro progetto. “In questa squadra a malapena ci sopportiamo per due ore di allenamento, figuriamoci per una notte intera!”

Eppure ora si trovavano tutti lì, con i cellulari ritirati e riposti in uno scatolone nascosto dai coach, i sacchi a pelo già distesi sul pavimento gelido, i pigiami addosso e i capelli sciolti, arrendevoli e preparati ad annoiarsi per qualche ora. Decisamente non l’Halloween di festa che tutti avrebbero voluto!

Erano da poco passate le 20 e fuori diluviava; i lampi illuminavano gli angoli della palestra che le luci al neon non riuscivano a raggiungere, creando strane ombre sulle pareti.
Nicole, la migliore amica di Giulia, fissava con insistenza l’orologio analogico sulla parete. “Non ne posso già più”, aveva ammesso scuotendo le spalle, quando Giulia l’aveva guardata con fare interrogativo.
I giochi proposti dai coaches nella prima ora di raduno avevano stancato e nessuno ormai aveva più voglia di provare stunt e piramidi: non restava che aspettare che fosse abbastanza tardi per poter dormire, nella speranza che la notte passasse in fretta e che la libertà fosse a portata di mano.

Tutti i 14 ragazzi del Team Thunders amavano il cheerleading. Davano il 100% di sé ad ogni allenamento, raggiungendo un livello abbastanza soddisfacente. Erano tutti incredibilmente competitivi e motivati, ma non riuscivano a legare gli uni con gli altri. In palestra il clima era pesante e teso. Ogni successo era accompagnato da occhiatacce invidiose; ogni caduta era una lotta alla ricerca di un colpevole.
Luca e Francesca, i coach, erano stanchi di questa situazione. “Potete anche arrivare ultimi ai campionati!”, avevano gridato dopo l’ennesimo litigio tra una base e la sua flyer. “Ma vogliamo che arriviate ultimi uniti! Dovreste essere una seconda famiglia! Non serve a nulla la bravura se non c’è spirito di squadra!”. E avevano deciso di costringere tutti i ragazzi a passare quella notte chiusi tra le quattro mura piene di foto antiche, striscioni e trofei, con l’appoggio incondizionato di tutti i genitori. 

                                                             ♦

“Allora la tua serie tv preferita è Teen Woolf?”, Marco aveva chiesto in modo annoiato ad Arianna, giusto per non restare in silenzio.
“Sì, assolutamente!”
Qualche altra voce si era levata dai ragazzi sdraiati sul materasso-buca. “La seguo anch’io!” oppure “A me non piace.” Ed era calato nuovamente il silenzio.
“Non so voi, ma sto morendo di fame!”, aveva a quel punto esordito Nicole. “Perché non ordiniamo una pizza?”
Stranamente la domanda era stata seguita da un coro di urla di approvazione e da qualche applauso. A quanto pare quando si trattava di cibo erano d’accordo tutti. Giulia scorse uno sguardo d’intesa tra i due allenatori, che si alzarono, mentre coach Francesca diceva: “Andiamo a telefonare alla pizzeria, allora! Usciamo nel parcheggio che qui il mio telefono non prende. Luca, mi accompagni così prendiamo anche le coperte che abbiamo lasciato in macchina? Inizia a fare freddino qui dentro!”

I coaches erano usciti da qualche minuto, quando un fulmine squarciò il cielo e portò il buio in palestra. Qualcosa di elettrico sfrigolò in lontananza; un tonfo fece trasalire i ragazzi.
“Oddio! Che è successo?”,aveva urlato qualcuno.
“E’ saltata la luce!”, gridò qualcuno in risposta.
“Che facciamo, ragazzi?”
“Dobbiamo cercare il contatore e provare a riattivare l’elettricità!”
“Ma dove sono i contatori?”
“All’ingresso del magazzino, credo”
“No, sono vicino alla porta d’entrata!”
“Secondo me sono in spogliatoio!”
“Vi sbagliate tutti, sono nell’ufficio di Luca e Fra!”

A quel punto Giulia era sbottata, quasi urlando: “Ragazzi, basta! Non andremo da nessuna parte se continuiamo a darci contro! Andiamo insieme a cercare i contatori! Ci toccherà proseguire a tentoni, tastando le pareti, quindi tanto vale che andiamo tutti: chi trova per primo gli interruttori mangerà una fetta in più di pizza e basta litigare.”
Sorpresi dall’iniziativa della compagna di squadra sempre così silenziosa, si levò un brusio concorde.
“Allora è deciso. Andiamo insieme!”, aveva proclamato Stefano. Dietro di lui, tutti si erano alzati e avevano iniziato a camminare verso il corridoio, sperando di imboccare la strada giusta in quel buio che non lasciava intravedere nemmeno le pareti gialle e blu.

La palestra di notte è un luogo strano, inquietante. Le luci, quando sono accese, non fanno comunque abbastanza luce. Agli angoli, le ragnatele che non sono state raggiunte dagli addetti alle pulizia scintillano, facendosi notare. Il vento che penetra dalle finestre chiuse male fa un suono strano, quasi metallico.
Quella sera, la pioggia e i tuoni nel buio più totale rendevano quasi impossibile capire se ci fosse qualcun altro, oltre ai ragazzi, tra le mura della Thunder Gym.
Un tonfo fece trasalire i giovani atleti. “Che cos’è stato?”
“Non lo so”
“C’è qualcuno?”
“Coach Luca? Coach Francesca?”
Nessuna risposta.
Il silenzio, intervallato solo dal rumore degli scrosci di pioggia sul tetto, aveva invitato i ragazzi a proseguire nel buio, verso l’unica luce verdognola che si riusciva a intravedere nel corridoio principale.
“Grazie al cielo in questa palestra si sono ricordati di segnalare le uscite di emergenza”, aveva commentato Nicole.
“In questo corridoio ci sono le teche di vetro, dobbiamo stare attenti a non romperle andandoci addosso”, aveva notato con un sussurro Sofia.

La luce di un lumino acceso in una delle vetrinette incuriosì i ragazzi, che si fermarono ad osservare. Con il sole e l’elettricità, passando per il corridoio quel lume era rimasto inosservato, ma ora, immerso nell’oscurità, splendeva con una luce sinistra e azzurrognola. Giulia fu scossa da un brivido, quando con uno sfrigolio la luce si fece più fioca.
“Qualcuno sa perché c’è un lumino, qui?”, chiese Marco ai suoi compagni, rompendo il silenzio.
“E’ per Maria”, rispose Nicole, facendosi avanti. Come sempre, la migliore amica di Giulia era la più informata di tutti. Curiosa e attenta, scopriva sempre la storia di ogni luogo che frequentava. “E’ morta”, aggiunse.
“Chi era?”, chiesero a quel punto all’unisono Stefano e Arianna, mettendo da parte involontariamente l’astio che li caratterizzava.
Nicole sospirò, gettando uno sguardo a Giulia in cerca di approvazione. Giulia le rispose con un sorriso di incoraggiamento. “Raccontaci, Nicole”, aggiunse.
“Beh, Maria era una cheerleader”, esordì, “Una trentina di anni fa, credo, la palestra aveva appena aperto e si preparava a una qualche gara. Penso facesse parte della prima squadra di cheerleaders della regione. All girl, saranno state una decina, come si intravede dalle foto appese in palestra”. Si riferiva alla bacheca che raccoglieva tutte le immagini dei team Thunders dall’apertura della palestra ad oggi.
“Credo che Francesca fosse in squadra con lei”, aggiunse poi.
“E cos’è successo?”, chiese qualcuno.
“Si stavano allenando”, riprese Nicole, “Quando Maria ebbe un incidente. A quei tempi non avevano regole sulla sicurezza. Non tante come adesso, per lo meno. Se si cadeva da una piramide…beh, c’era il rischio di farsi molto male.
Maria era una base, una di quelle che avrebbero dovuto reggere qualcun’altra sulle spalle, credo. Simile al livello 6 di oggi. Solo che non esisteva ancora la divisione in livelli.
Credo sia andato storto qualcosa, quel giorno, forse una flyer era caduta e aveva trascinato giù anche un’altra ragazza. Le ragazze di quella squadra non erano molto amiche tra di loro, non collaboravano. Fatto sta che Maria cadde insieme a loro e ricevette una botta in testa.. Non morì sul colpo, anzi, sembrava cosciente e senza troppo dolore. Si fermò e non proseguì l’allenamento, ma riuscì a tornare a casa. Qualche ora dopo, i suoi genitori la trovarono morta.”
“Oddio”, si levarono sussurri preoccupati. “Poverina.”
Nicole indugiò, poi proseguì. “La palestra restò chiusa per due settimane. Ma…c’è una voce che gira tra i coach…”
“Che voce?”
“Dicci, Nicole! Vogliamo sapere!”
Nicole sospirò. “Dicono che durante quell’allenamento, proprio quando Maria si infortunò, ci fu anche un problema con la musica. Il disco si bloccò su una canzone, credo una dei Beatles, che proseguì a ripetizione.
Quando, dopo la morte di Maria, la squadra tornò a provare la routine con la stessa musica, il disco non faceva altro che incantarsi sempre sullo stesso punto.”
“Ma è inquietantissimo!”, ammise Marco con l’entusiasmo di chi ama i film horror. “Morta in questa stessa palestra…e con il suo fantasma che causa danni agli apparecchi elettronici!”
“O ai dischi, più probabile”
“Fatto sta che potrebbe essere ancora tra noi”, aggiunse Stefano, divertito, sfiorando una spalla di Sofia con fare sinistro. “Magari ha staccato lei la luce!”
“No ragazzi, basta per favore”, interruppe una delle flyers. “Mi sta venendo paura, smettiamola!”
“Concordo, ragazzi. Si tratta pur sempre di una ragazza della nostra età che ha avuto un tragico incidente, non dovremmo scherzarci su. Andiamo a cercare questo benedetto contatore e facciamo tornare la luce.”, concluse Nicole.
“Potremmo sfruttare quel lumino come torcia…”, propose Stefano.
In quell’istante, la porta d’emergenza in fondo al corridoio si spalancò, lasciando entrare una ventata fredda e un ammasso di foglie bagnate. A Giulia scappò un grido e si strinse a Nicole. Sofia fece lo stesso.
“Ok ok ragazze, rilassatevi, è stato solo il vento! Tranquille”
Marco andò a chiudere la porta. “Come siete suscettibili”, ridacchiò poi. “Non ho ancora sentito rumore di catene e ululati strani: niente spiriti tornati dall’oltretomba.”
Arianna, ancora aggrappata a Stefano, si ricompose sistemandosi i capelli. “Forse dovremmo dividerci”, propose.
“Neanche per sogno!”, gridò Sofia di rimando.
“Che palle che sei Sofy! Stavamo solo scherzando riguardo al fantasma!”
“Basta, Marco!” Giulia strinse la mano a Sofia per incoraggiarla. “Arianna ha ragione. Faremmo prima a trovare il contatore, se ci muoviamo in piccoli gruppi.”
“Allora è deciso”, aggiunse Marco. “Soliti groupstunt?”
“Ok, il gruppo di Sofia va verso l’ufficio dei coaches, quello di Anna negli spogliatoi e io e il gruppo di Nicole andiamo verso il magazzino”, proclamò Marco. “Nel frattempo, speriamo che rientrino anche Fra e Luca”, aggiunse poi.
Sofia si staccò dall’abbraccio di Giulia non troppo convinta. “Ci rivediamo alla luce”, le promise Giulia, con un sorriso. Poi si affiancò a Nicole in direzione del magazzino.

Nel giro di pochi metri, il corridoio illuminato dalla luce di emergenza tornò vuoto e il vociare dei compagni divisi nei rispettivi groupstunt si fece indistinto.
La pioggia, che si stava intensificando, cadeva sul tetto simile a un rumore di passi.
Persino Marco trasalì, quando lungo il cammino a tentoni sfiorò una sedia lasciata in corridoio, spostandola. Nicole e Giulia trattennero il respiro. “Scusate”, sospirò Marco, “Sono andato addosso a una sedia”.
“Sono sicura che troveremo i contatori nel…”, stava iniziando a dire Giulia, quando il temporale si fece più intenso. Un paio di saette si scaricarono sul tetto dell’edificio, facendo rimbombare il rumore dei tuoni come fosse caduta una bomba. Una folata di vento spalancò ancora la porta d’emergenza e, insieme a quella, anche i finestroni che stavano sul lato ovest della palestra. Qualcosa cadde dalle vetrinette in corridoio, frantumandosi in mille pezzi. La luce di emergenza esplose in scintille, lasciando la palestra nel buio più totale.  La pioggia, mista alla grandine, si riversò nella struttura, mentre i ragazzi, nell’oscurità, non smettevano di gridare, spaventati. Senza vedere dove stessero andando, tutti presero a correre al buio, cercando di non sbattere addosso alle pareti.
“Dove siete?”
“Oddio, non vedo niente!”
Dovete restare uniti…”, una voce sconosciuta era rimbalzata tra i corridoi.
“Aiuto!”
“Sofia, dove sei finita?”
“Giulia?”
“Dovete restare uniti”
“Stefanooo! Stefano!”
Spaventata dalle grida dei compagni, Giulia si era fermata in un angolo, accucciandosi e portando le mani alle orecchie, come per proteggersi. “Vi prego, basta…”, aveva sussurrato tra sé, consapevole che nessuno l’avrebbe sentita, in quella confusione.
Qualcuno le passò vicino, smuovendo l’aria.
“Dovete restare uniti”
“Aaaah! Ma chi parla?”
“E’ Maria! E’ Maria!”
“Aiuto!”

L’ennesimo lampo illuminò a giorno la palestra per un istante. Giulia alzò lo sguardo e vide sopra di sé la lucina rossa intermittente del pannello dei contatori. Di scatto si alzò in piedi e sollevò tutte le levette a sua disposizione. Con un rombo meccanico le lampade si riaccesero e l’elettricità tornò a circolare.
I ragazzi, ancora con il cuore a mille, si fermarono, radunandosi intorno a Giulia. Alcuni si abbracciarono, sollevati.
“Oddio, finalmente”, sospirò qualcuno.
“Grande Giù, hai trovato il contatore!”
“Chiudete le finestre che si sono aperte! Entra la pioggia!”
“Di chi era quella voce?”
“Che disastro!”
“Siamo tutti?”, chiese Marco.
1,2,3,4…Nicole mancava all’appello.
“Dov’è finita Nicole?”, domandò Sofia in preda all’ansia.
“Nicole? Nicole?”

“RAGAZZI!”, la voce del Coach Luca rimbombò tra le pareti. “Per quale maledetto motivo ci avete chiusi fuori?!”, tuonò, arrabbiato.
I ragazzi ammutolirono, stringendosi. I due allenatori, fradici e infreddoliti, raggiunsero gli atleti, stringendo in mano il pezzo di legno bruciacchiato e ancora fumante con cui qualcuno aveva bloccato la porta. A pochi passi da loro, li seguiva Nicole. Alla vista dell’amica sana e salva, Giulia tirò un sospiro di sollievo.
“Siamo stati sprangati fuori dalla palestra”, disse Francesca. “Di chi è stata l’idea? E soprattutto perché?”.
Nicole si schiarì la voce. “Veramente”, si intromise, “Credo che il primo lampo che ha colpito la palestra abbia mandato in corto circuito il contatore della caldaia, quello vicino all’ingresso. Il pezzo di legno era appoggiato lì accanto per tener fermo lo sportello, ma dev’essere caduto bloccando la porta…”
Come sempre, Nicole si era rivelata la più acuta osservatrice della squadra.
“Oh”, fece Luca. “Beh, Nicole, grazie per averci aperto, allora…”
“Eravate rimasti al buio, ragazzi?”, chiese Francesca. I Thunders annuirono.
“Avremmo dovuto lasciarvi i telefoni, temo”, ammise poi. “Almeno avreste potuto farvi luce per raggiungere gli interruttori…”
“Non fa niente, coach”, fece Marco. “Penso che gli spaventi che ci siamo presi questa sera siano stati sufficienti a raggiungere il vostro scopo”, disse, indicando Sofia e Lucia ancora abbracciate. Le due ragazze si spostarono, sorridendosi a vicenda.

“Ma chi era che parlava, prima?”, chiese a quel punto Stefano. “Se i coach erano fuori e noi stavamo urlando…chi era?”.
“Ah, allora non l’ho sentita solo io, quella voce…”, ammise Arianna, preoccupata.
“Che voce?”, chiesero i coaches all’unisono.
Giulia si avvicinò loro, indicando la bacheca. “Forse ci siamo fatti suggestionare dalla storia di Maria”, disse. “Nicole ci ha raccontato qualcosa sul suo incidente e tra il buio e i tuoni…pensiamo tutti di aver sentito la sua voce che ci diceva di restare uniti.”
Francesca e Luca si guardarono, cambiando espressione. I ragazzi rivolsero loro uno sguardo interrogativo.
“Non so se abbiate sentito davvero la sua voce”, fece Luca a quel punto, “Ma certamente quello che avete sentito era giusto”.
Nicole si intromise. “Sono stata io a parlare, prima.”, disse. “Sapevo che i coach volevano tirare fuori quest’argomento…”
“Volevamo parlarvene stasera”, aggiunse Francesca. “Il motivo per cui vogliamo che siate uniti come squadra.
“Quella volta”, preseguì Luca, abbracciando l’altra coach, “La piramide crollò perché una base e la sua flyer avevano litigato. Come succedeva sempre. Non andavano d’accordo in nulla, ma gli allenatori insistettero a mantenerle nello stesso groupstunt, sperando che le cose cambiassero.”
Francesca prese la parola. “Una spinse più violentemente l’altra, con l’intento di farla sbagliare, o forse qualcuno non ascoltò le spiegazioni del coach perché era troppo impegnata a litigare. Fatto sta che per colpa della poca sorellanza all’interno di quel team, Maria perse la vita”.
“E’ senza dubbio stato un incidente”, ammise Luca, rassicurando i ragazzi. “Ma volevamo farvi capire che essere un team unito e pensare come un unico cervello può salvare una vita. Se quelle ragazze non si fossero odiate, forse non sarebbe successo.”
“O forse sì, ma ci sarebbero molti meno rimorsi”, ammise Francesca, tirando su col naso. “Dopo la morte di Maria siamo diventate molto amiche, è vero”, aggiunse, “E tutt’ora ci vediamo regolarmente. Ma è brutto che l’affetto tra compagne di squadra sia nato per colpa di un maledetto incidente.”

Stefano si avvicinò ai coach, ponendo una mano davanti a sé. “Allora propongo un patto di fratellanza”, disse. “Nessuno di noi deve farsi male per colpa di qualche antipatia. Siamo tutti parte dello stesso team!”.
Nicole poggiò la propria mano su quella di Stefano. “Giusto! Uniti siamo più forti! L’abbiamo dimostrato anche stasera, cercando insieme di porre rimedio al corto circuito!”.
Stefano rise. “Anche se Nicole stasera ci ha terrorizzati a morte!”

Uno alla volta, anche gli altri ragazzi unirono le mani una sull’altra.
“Insieme faremo più baccano di tutti i tuoni che abbiamo sentito stasera!”

“Sììì!”

I coach si scambiarono un’occhiata, soddisfatti. “Benissimo, Thunders! Allora urlate BOOM al mio 3! E veloci, che tra poco arrivano le pizze! 1,2,3…”
“BOOM!”, gridarono i ragazzi all’unisono, ridendo e abbracciandosi. Fuori, l’ennesimo fulmine cadde a terra in un tonfo secco. Le luci si spensero nuovamente, lasciando i ragazzi al buio più totale.
“Oh no, di nuovo!”
Dal corridoio, con uno scricchiolio sinistro, partì il suono gracchiante di un vecchio stereo. Una musica a ripetizione, come un disco bloccato che continua a girare su sé stesso, proprio su una canzone dei Beatles…

 

 


Con questa cheer “horror” story noi di cheerlitaly.com vi vogliamo augurare un divertente e paurosissimo Halloween pieno di dolcetti, spaventi e…spirito di squadra! Come passerete la serata? Avete fatto un allenamento a tema? Scriveteci nei commenti! Siamo curiosi di sapere anche cosa ne pensate di questa nostra prima story! Vi è piaciuta? Chissà magari nel futuro ce ne potrebbero essere altre…

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